Policlinico di Bari

8.8

La struttura

Questa struttura risulta nel suo complesso ottima e nell'ultimo periodo la sua valutazione è in ribasso.

E' un ospedale grande e questo è un vantaggio perché le strutture più grandi generalmente possono sostenere i costi delle professionalità e delle tecnologie necessarie a garantire il massimo livello di efficienza e sicurezza.

E' un ospedale specializzato che gestisce molti pazienti in reparti specializzati.

L'ospedale ha una copertura mediatica discreta, con notizie che ne parlano generalmente male.




Distaccamenti di questo ospedale

Consorziale Policlinico p.zza g. Cesare - Bari (BA)
Giovanni XXIII Via Amendola 207 - Bari (BA)

4 Recensioni (non influenzano il voto)

Policlinico di Bari
Niente da dire sulla struttura o sul personale, è piuttosto il catering che propone sempre cose riciclate, di pessima qualità o addirittura marce.
Niente da dire sulla struttura o sul personale, è piuttosto il catering che propone sempre cose riciclate, di pessima qualità o addirittura marce.
Riferito al reparto di MALATTIE INFETTIVE E TROPICALI
Policlinico di Bari
Ne ho fatte tante di visite neurologiche, e anche di altro genere, ma quella al centro cefalee ed emicrania al policlinico di Bari (con direttore prof.ssa Trojano) è stata di sicuro la più "traumatica", assurda e inutile che abbia mai fatto.
Soffro di emicrania da quando avevo 12 anni..due anni fa ho avuto una bambina e per tutta la gravidanza e l'' allattamento non ho avuto neanche un attacco di emicrania; nonché dopo l'' allattamento sono ricominciati ancora più forti di prima e il mio medico di famiglia mi ha prescritto una visita più "approfondita" direttamente al centro cefalee. Fatta la prenotazione dovevo attendere xò sei mesi, quindi nel frattempo mi sono rivolta ad un neurologo privato, esperto sull'' argomento delle cefalee, che intanto mi ha dato una buona terapia e ho fatto prima e seconda visita di controllo nell''attesa del centro cefalee.
Finalmente è arrivato il giorno della visita, e nonostante con la terapia del mio neurologo le cose stavano pian piano migliorando, ho deciso di farla lo stesso per vedere un po'' come funziona li. Mi presento alla visita e già trovo un ambiente al quanto ambiguo per un così rinomato centro cefalee, mi fanno entrare nella stanza per fare la visita e mi ritrovo due ragazze giovanissime ancora in formazione (pensavo fossero delle assistenti) che iniziano a farmi delle domande per completare il mio quadro clinico. Cerco di spiegarmi nel migliore dei modi raccontando soprattutto che ero già in terapia e gli porgo tutte le carte dei miei precedenti problemi e terapie. Non se ne fregano niente di quello che dico, si preoccupano solo di completare al meglio il questionario e scorgendo qualche carta che gli mostro prendono in considerazione riferimenti di terapie a caso. Ma vabene, la visita continua (sempre con loro) facendomi camminare e facendomi stendere sul lettino per procedere alla valutazione degli altri sintomi. Finisce qui e mi dicono ora devi parlare con la psicologa (se sta) e poi la "professoressa" (responsabile prof.ssa de Tommaso) ti darà la nuova terapia. Faccio quello che mi dicono pensando che sicuramente non mi avrebbero cambiato di molto la terapia visto che non stavo avendo problemi e che gli avevo ripetutamente detto e ribadito di non darmi medicinali che mi avessero resa intontita e sentire addormentata. Niente se ne fregano anche questa volta e mi arriva una chiamata sul telefono, era la psicologa che essendo in quarantena non era presente e mi ha "visitata" telefonicamente, facendomi anke lei delle domande per approfondire la diagnosi rassicurandomi che ero in buone mani e nel posto giusto per i miei problemi. Mi ha fatto domande riguardanti il mio umore alla quale ho risposto con la verità e spigandogli con consapevolezza che sbalzi di umore e facile irrascibilitá erano dovuti all'' emicrania stessa e al fatto che comunque avendo una bimba di due anni sono momenti del tutto normali nella vita quotidiana. Finita la chiamata, attendo la famosa "professoressa" per farmi dare diagnosi e terapia. Mi richiamano nella stanza delle due ragazze e mi danno un foglio senza neanche che la "professoressa" mi avesse vista. Sulla base quindi delle informazioni "degenerate" che avevano raccolto, mi cambiano totalmente terapia con un antidepressivo Efexoral, e un antiepilettico Topamax, fregandosene completamente del fatto che io facevo già una precedente terapia e di come magari dovevo sospenderla man mano per iniziarne una nuova. Chiedo infatti se devo sospenderla così di colpo e mi rispondono: si sospendi e inizia subito questa perché la psicologa e la "professoressa" hanno ritenuto che tu sei depressa. Li mi sono indignata e ho risposto che di sicuro non avrei preso l'' antidepressivo perché non sono depressa e ribadendo per l'' ennesima volta che tutto ciò che sembra essere sintomo di altro è tutto dovuto all'' emicrania (come mi ha spiegato svariate volte il mio neurologo e che essendo loro un centro cefalee dovrebbero anche sapere), e che il Topamax l''avrei provato ma se solo mi avesse dato un solo effetto collaterale (Topamax ne dà infiniti), cosa che mi hanno espressamente nascosto, avrei smesso subito. Insomma, gli feci capire che di sicuro ne sapevo più di loro sul mio problema, e sulla questione in generale e me ne andai fortemente scettica.
Com''è andata a finire? Ho provato a prendere per tre giorni Topamax e credo che tra me e un tossicodipendente non c''era nessuna differenza, facevo fatica anche a stare in piedi, sembrava come se ci fosse qualcosa che mi tenesse legata contro la mia volontà, per non parlare dei tre giorni di continua dissenteria e mal di testa fortissimi. Al terzo giorno mi alzai con un occhio per metà pieno di sangue con i capillari rotti e sempre più impedita. Buttai tutto nella spazzatura e ripresi la mia precedente terapia che mi alleviò già i sintomi dal giorno dopo.
Conclusione: non andate nei centri cefalee (specie in quello a Bari) se non volete essere trattati come uno dei tanti e messi lì come cavie per provare i loro protocolli. Infatti non sono altro che protocolli, provano sul paziente varie terapie ogni tre mesi, se non va bene la cambiano per arrivare poi al botulino o al vaccino monoclonale, così senza nessuna considerazione soggettiva. Per loro siamo tutti uguali e non si prendono il "fastidio" di capire il paziente e quello di cui ha veramente bisogno, come magari farebbe un neurologo Esperto nel settore.
A oggi ringrazio ancora il MIO.
Ne ho fatte tante di visite neurologiche, e anche di altro genere, ma quella al centro cefalee ed emicrania al policlinico di Bari (con direttore prof.ssa Trojano) è stata di sicuro la più "traumatica", assurda e inutile che abbia mai fatto.
Soffro di emicrania da quando avevo 12 anni..due anni fa ho avuto una bambina e per tutta la gravidanza e l'' allattamento non ho avuto neanche un attacco di emicrania; nonché dopo l'' allattamento sono ricominciati ancora più forti di prima e il mio medico di famiglia mi ha prescritto una visita più "approfondita" direttamente al centro cefalee. Fatta la prenotazione dovevo attendere xò sei mesi, quindi nel frattempo mi sono rivolta ad un neurologo privato, esperto sull'' argomento delle cefalee, che intanto mi ha dato una buona terapia e ho fatto prima e seconda visita di controllo nell''attesa del centro cefalee.
Finalmente è arrivato il giorno della visita, e nonostante con la terapia del mio neurologo le cose stavano pian piano migliorando, ho deciso di farla lo stesso per vedere un po'' come funziona li. Mi presento alla visita e già trovo un ambiente al quanto ambiguo per un così rinomato centro cefalee, mi fanno entrare nella stanza per fare la visita e mi ritrovo due ragazze giovanissime ancora in formazione (pensavo fossero delle assistenti) che iniziano a farmi delle domande per completare il mio quadro clinico. Cerco di spiegarmi nel migliore dei modi raccontando soprattutto che ero già in terapia e gli porgo tutte le carte dei miei precedenti problemi e terapie. Non se ne fregano niente di quello che dico, si preoccupano solo di completare al meglio il questionario e scorgendo qualche carta che gli mostro prendono in considerazione riferimenti di terapie a caso. Ma vabene, la visita continua (sempre con loro) facendomi camminare e facendomi stendere sul lettino per procedere alla valutazione degli altri sintomi. Finisce qui e mi dicono ora devi parlare con la psicologa (se sta) e poi la "professoressa" (responsabile prof.ssa de Tommaso) ti darà la nuova terapia. Faccio quello che mi dicono pensando che sicuramente non mi avrebbero cambiato di molto la terapia visto che non stavo avendo problemi e che gli avevo ripetutamente detto e ribadito di non darmi medicinali che mi avessero resa intontita e sentire addormentata. Niente se ne fregano anche questa volta e mi arriva una chiamata sul telefono, era la psicologa che essendo in quarantena non era presente e mi ha "visitata" telefonicamente, facendomi anke lei delle domande per approfondire la diagnosi rassicurandomi che ero in buone mani e nel posto giusto per i miei problemi. Mi ha fatto domande riguardanti il mio umore alla quale ho risposto con la verità e spigandogli con consapevolezza che sbalzi di umore e facile irrascibilitá erano dovuti all'' emicrania stessa e al fatto che comunque avendo una bimba di due anni sono momenti del tutto normali nella vita quotidiana. Finita la chiamata, attendo la famosa "professoressa" per farmi dare diagnosi e terapia. Mi richiamano nella stanza delle due ragazze e mi danno un foglio senza neanche che la "professoressa" mi avesse vista. Sulla base quindi delle informazioni "degenerate" che avevano raccolto, mi cambiano totalmente terapia con un antidepressivo Efexoral, e un antiepilettico Topamax, fregandosene completamente del fatto che io facevo già una precedente terapia e di come magari dovevo sospenderla man mano per iniziarne una nuova. Chiedo infatti se devo sospenderla così di colpo e mi rispondono: si sospendi e inizia subito questa perché la psicologa e la "professoressa" hanno ritenuto che tu sei depressa. Li mi sono indignata e ho risposto che di sicuro non avrei preso l'' antidepressivo perché non sono depressa e ribadendo per l'' ennesima volta che tutto ciò che sembra essere sintomo di altro è tutto dovuto all'' emicrania (come mi ha spiegato svariate volte il mio neurologo e che essendo loro un centro cefalee dovrebbero anche sapere), e che il Topamax l''avrei provato ma se solo mi avesse dato un solo effetto collaterale (Topamax ne dà infiniti), cosa che mi hanno espressamente nascosto, avrei smesso subito. Insomma, gli feci capire che di sicuro ne sapevo più di loro sul mio problema, e sulla questione in generale e me ne andai fortemente scettica.
Com''è andata a finire? Ho provato a prendere per tre giorni Topamax e credo che tra me e un tossicodipendente non c''era nessuna differenza, facevo fatica anche a stare in piedi, sembrava come se ci fosse qualcosa che mi tenesse legata contro la mia volontà, per non parlare dei tre giorni di continua dissenteria e mal di testa fortissimi. Al terzo giorno mi alzai con un occhio per metà pieno di sangue con i capillari rotti e sempre più impedita. Buttai tutto nella spazzatura e ripresi la mia precedente terapia che mi alleviò già i sintomi dal giorno dopo.
Conclusione: non andate nei centri cefalee (specie in quello a Bari) se non volete essere trattati come uno dei tanti e messi lì come cavie per provare i loro protocolli. Infatti non sono altro che protocolli, provano sul paziente varie terapie ogni tre mesi, se non va bene la cambiano per arrivare poi al botulino o al vaccino monoclonale, così senza nessuna considerazione soggettiva. Per loro siamo tutti uguali e non si prendono il "fastidio" di capire il paziente e quello di cui ha veramente bisogno, come magari farebbe un neurologo Esperto nel settore.
A oggi ringrazio ancora il MIO.
Riferito al reparto di NEUROLOGIA
Policlinico di Bari
SORELLA del paziente.
In seguito ad una prima visita privata fatta dal Prof. F. Dammacco, in data 29 Ottobre 2019, mio fratello viene immediatamente fatto ricoverare in data 31 Ottobre 2019 presso Medicina Interna Guido Baccelli del Policlinico di Bari, il cui primario è il Prof. A. Vacca, per sospetto Linfoma di Hodgkin.
Dopo dieci giorni ed in seguito a tutti gli accertamenti (pet, tac, biopsie), viene dimesso in attesa dei risultati.
A distanza di un mese viene nuovamente ricoverato, per altri quattro giorni, per ulteriori esami di controllo.
Si continua a parlare di SOSPETTO linfoma, senza mai mettere per iscritto la diagnosi.
Ci viene dato un appuntamento per il 27 Marzo per ulteriori approfondimenti. Veniamo ricontattati a fine Febbraio e ci sentiamo dire che l''appuntamento dal 27 Marzo è slittato al 24 Aprile (del Covid ancora non si avevano sospetti).
Qualche giorno prima del 24 Aprile veniamo ricontattati e ci dicono che, stavolta causa Covid, l''appuntamento di mio fratello, a loro dire NON GRAVE NE URGENTE, è stato rinviato in data da destinarsi.
A fine Maggio ci chiamano per fissarci un appuntamento per una visita di controllo che ovviamente abbiamo snobbato.
In tutte queste attese e questa superficialità, fortunatamente, ci siamo rivolti altrove, dove nonostante il Covid, nell''arco di un mese, constatando l''effettiva gravità della patologia, abbiamo finalmente avuto una diagnosi.
A mio fratello è stato diagnosticato un Linfoma di Hodgkin ad uno STATO AVANZATO, e fortunatamente è già in terapia da due mesi, presso un altro reparto.
Grazie a Dio c''è anche chi lavora con coscenza... e sicuramente non stiamo parlando di questo reparto.
Riferito a Medicina Interna Guido Baccelli.
SORELLA del paziente.
In seguito ad una prima visita privata fatta dal Prof. F. Dammacco, in data 29 Ottobre 2019, mio fratello viene immediatamente fatto ricoverare in data 31 Ottobre 2019 presso Medicina Interna Guido Baccelli del Policlinico di Bari, il cui primario è il Prof. A. Vacca, per sospetto Linfoma di Hodgkin.
Dopo dieci giorni ed in seguito a tutti gli accertamenti (pet, tac, biopsie), viene dimesso in attesa dei risultati.
A distanza di un mese viene nuovamente ricoverato, per altri quattro giorni, per ulteriori esami di controllo.
Si continua a parlare di SOSPETTO linfoma, senza mai mettere per iscritto la diagnosi.
Ci viene dato un appuntamento per il 27 Marzo per ulteriori approfondimenti. Veniamo ricontattati a fine Febbraio e ci sentiamo dire che l''appuntamento dal 27 Marzo è slittato al 24 Aprile (del Covid ancora non si avevano sospetti).
Qualche giorno prima del 24 Aprile veniamo ricontattati e ci dicono che, stavolta causa Covid, l''appuntamento di mio fratello, a loro dire NON GRAVE NE URGENTE, è stato rinviato in data da destinarsi.
A fine Maggio ci chiamano per fissarci un appuntamento per una visita di controllo che ovviamente abbiamo snobbato.
In tutte queste attese e questa superficialità, fortunatamente, ci siamo rivolti altrove, dove nonostante il Covid, nell''arco di un mese, constatando l''effettiva gravità della patologia, abbiamo finalmente avuto una diagnosi.
A mio fratello è stato diagnosticato un Linfoma di Hodgkin ad uno STATO AVANZATO, e fortunatamente è già in terapia da due mesi, presso un altro reparto.
Grazie a Dio c''è anche chi lavora con coscenza... e sicuramente non stiamo parlando di questo reparto.
Riferito a Medicina Interna Guido Baccelli.
Riferito al reparto di MEDICINA INTERNA
Policlinico di Bari
Deceduta presso il Dipartimento di Medicina interna e Oncologia del Policlico lunedi scorso. Premetto che nelle precedenti giornate in assistenza di mia mamma, non autosufficiente, che lamentava dolori e di non sentirsi bene oltre che non assumeva cibo, ed ho cercato piu’ volte di chiedere agli infermieri e medici di visitarla. L’unica informazione che mi e’ stata data il sabato pomeriggio era stata che non essendo il primario in reparto, ed essendo i medici presenti di guardia e specializzandi, non potevano assumere decisioni. Domenica, come sabato, ho trovato le medicine che doveva assumere appoggiate sul comodino, come se lei potesse assumere da sola e finanche sono stata redarguita dagli infermieri perche’ era quella la ragione per cui eri li....Nel pomeriggio ugualmente mia madre non si sentiva bene e ho cercato piu’ volte di far venire un medico avvertendo gli infermieri e finanche i medici stessi che stavano effettuando un ricovero. Ho anche comunicato che mia madre non mangiava gia da sabato a parte un gelato che le avevo imboccato. L’unico risultato che ho avuto è stato essere cacciata dal reparto per via del rischio COVID. La badante che era stata con lei nelle giornate precedenti, mi ha anche riferito che l’assistenza data dagli infermieri era stata molto scarsa e mia madre, che non poteva muoversi dal letto, nonostante le ripetute chiamate era stata lasciata sporca per molte ore senza cambio.Nella mattinata del lunedi’ ero tornata ad assistere mia madre, ma non era stato possibile accedere neanche alla portineria del reparto, ne per me ne per gli altri familiari dei ricoverati. Solo a seguito mia insistenza sono state chiamate due dottoresse che sono venute fuori la portineria e ci e’ stato comunicato l’impossibilità di accedere al reparto ne’ in visita ne’ in assistenza poiche’ era stato destinato ai ricoveri COVID. Siamo stati altresi’ informati che ogni paziente sarebbe stato dimesso ovvero trasferito ad altro reparto a seconda delle condizioni. Siamo anche stati rassicurati sul fatto che i pazienti non autosufficienti sarebbero stati dovutamente assistiti, appunto perche non era possibile far entrare nessuno in assistenza.Invece la mattina dopo ho incontrato fuori dal reparto la sorella della paziente che era riuscita ad entrare nel reparto anche nel pomeriggio di lunedi, che mi ha comunicato che aveva visto mia madre in vita e che le avevano lasciato il pasto, ma swenza che nessuno abbia provato ad aiutarla.Lunedi’ sera ci è stato comunicato il decesso senza pero nessuna precisazione sulle cause dello stesso. Con mio fratello siamo tornati piu’ volte a chiedere ai medici una spiegazione, ma non abbiamo ottenuto nessun risultato.Le condizioni precarie della paziente, pur dettate da una serie di problematiche pregresse, avrebbero necessitato una maggior attenzione da parte dei medici di guardia che invece nulla hanno fatto per contrastare il suo progressivo peggioramento. E'' verosimile che il non intervento, clinico e umano, tanto dal non aiutarla a mangiare ne nutrirla con flebo, abbia determinato un rapido decesso probabilmente non giustificato.Dal punto di vista umano riteniamo che non avendo provveduto ad ulteriori terapie ed essendo la paziente in condizioni di estrema precarietà, soprattutto nella paradossale condizione di non poterla assisterla,il reparto avrebbe dovuto dimettere la paziente in vita
Deceduta presso il Dipartimento di Medicina interna e Oncologia del Policlico lunedi scorso. Premetto che nelle precedenti giornate in assistenza di mia mamma, non autosufficiente, che lamentava dolori e di non sentirsi bene oltre che non assumeva cibo, ed ho cercato piu’ volte di chiedere agli infermieri e medici di visitarla. L’unica informazione che mi e’ stata data il sabato pomeriggio era stata che non essendo il primario in reparto, ed essendo i medici presenti di guardia e specializzandi, non potevano assumere decisioni. Domenica, come sabato, ho trovato le medicine che doveva assumere appoggiate sul comodino, come se lei potesse assumere da sola e finanche sono stata redarguita dagli infermieri perche’ era quella la ragione per cui eri li....Nel pomeriggio ugualmente mia madre non si sentiva bene e ho cercato piu’ volte di far venire un medico avvertendo gli infermieri e finanche i medici stessi che stavano effettuando un ricovero. Ho anche comunicato che mia madre non mangiava gia da sabato a parte un gelato che le avevo imboccato. L’unico risultato che ho avuto è stato essere cacciata dal reparto per via del rischio COVID. La badante che era stata con lei nelle giornate precedenti, mi ha anche riferito che l’assistenza data dagli infermieri era stata molto scarsa e mia madre, che non poteva muoversi dal letto, nonostante le ripetute chiamate era stata lasciata sporca per molte ore senza cambio.Nella mattinata del lunedi’ ero tornata ad assistere mia madre, ma non era stato possibile accedere neanche alla portineria del reparto, ne per me ne per gli altri familiari dei ricoverati. Solo a seguito mia insistenza sono state chiamate due dottoresse che sono venute fuori la portineria e ci e’ stato comunicato l’impossibilità di accedere al reparto ne’ in visita ne’ in assistenza poiche’ era stato destinato ai ricoveri COVID. Siamo stati altresi’ informati che ogni paziente sarebbe stato dimesso ovvero trasferito ad altro reparto a seconda delle condizioni. Siamo anche stati rassicurati sul fatto che i pazienti non autosufficienti sarebbero stati dovutamente assistiti, appunto perche non era possibile far entrare nessuno in assistenza.Invece la mattina dopo ho incontrato fuori dal reparto la sorella della paziente che era riuscita ad entrare nel reparto anche nel pomeriggio di lunedi, che mi ha comunicato che aveva visto mia madre in vita e che le avevano lasciato il pasto, ma swenza che nessuno abbia provato ad aiutarla.Lunedi’ sera ci è stato comunicato il decesso senza pero nessuna precisazione sulle cause dello stesso. Con mio fratello siamo tornati piu’ volte a chiedere ai medici una spiegazione, ma non abbiamo ottenuto nessun risultato.Le condizioni precarie della paziente, pur dettate da una serie di problematiche pregresse, avrebbero necessitato una maggior attenzione da parte dei medici di guardia che invece nulla hanno fatto per contrastare il suo progressivo peggioramento. E'' verosimile che il non intervento, clinico e umano, tanto dal non aiutarla a mangiare ne nutrirla con flebo, abbia determinato un rapido decesso probabilmente non giustificato.Dal punto di vista umano riteniamo che non avendo provveduto ad ulteriori terapie ed essendo la paziente in condizioni di estrema precarietà, soprattutto nella paradossale condizione di non poterla assisterla,il reparto avrebbe dovuto dimettere la paziente in vita
Riferito al reparto di MEDICINA INTERNA

Specializzazione

8.8

Specializzazione in cisti ovarica


Una cisti ovarica è una raccolta di liquido, circondata da una parete molto sottile, all'interno di un ovaio.


Perché questo voto?

La ottima valutazione per la specializzazione in cisti ovarica deriva in primo luogo dal fatto che questa struttura tratta molti pazienti con questa patologia, inoltre i reparti in cui li cura risultano essere ottimi, con valutazione molto superiore alla media nazionale.


Perché il voto cambia?
Il voto generale di questo ospedale è 8.1 ed è la media della specializzazione in ciascuna patologia. Il voto diventa più preciso quando si analizza una patologia perché è possibile raffinare la valutazione con alcuni parametri aggiuntivi, quali ad esempio il numero di casi trattati e gli esiti degli interventi per la patologia ricercata.
Viene inoltre valutata la completezza dell'offerta all'interno dell'ospedale: ad esempio valutiamo positivamente la presenza di un reparto di terapia intensiva neonatale a fianco al reparto di ostetricia e ginecologia, poichè la struttura è attrezzata per gestire eventuali complicazioni.

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Indirizzo

Policlinico di Bari

piazza giulio cesare, 11 - bari (BA)
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