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La storia di Maria Rosaria S

Il primo impatto

Come sei arrivato a capire che nella tua vita aveva fatto incursione questa malattia?

La prima volta che mi è stato diagnosticato il tumore al seno è stato in seguito a un periodo di forte stress: da 6 mesi io e mio marito ci eravamo lasciati. Era estate, e avevo notato un noduletto sul seno, ma ancora non mi ero sottoposta a mammografia, non avendo ancora compiuto i quarant’anni: ho effettuato così i necessari controlli. In agosto mi hanno operato ed è emerso che purtroppo il tumore era maligno: mi sono stati asportati 12 linfonodi

Quali sono state le reazioni tue e di chi ti circonda?

Quando il tumore mi è stato diagnosticato per la prima volta l’ho affrontato con coraggio e mi sono subito data da fare. Avevo un compagno vicino che mi ha molto sostenuta, e una figlia minorenne per la quale dovevo essere forte. Questa seconda diagnosi, in seguito alla quale mi sono sentita crollare il mondo addosso, è arrivata, nuovamente, in un periodo molto critico, a un anno dalla perdita del mio compagno a causa di un blastoma cerebrale e dopo la scomparsa di mia madre. Mi sento più smarrita adesso, soprattutto perché non ho Mario a combattere al mio fianco, anche se cerco ugualmente di reagire.


Come si affronta

Come ti sei curato? Quali le tappe o le fasi più significative del tuo percorso terapeutico?

Dopo il primo intervento di mastectomia mi sono dovuta sottoporre a 6 cicli di chemioterapia oltre che, dopo, a terapia ormonale con tamoxifene. Negli ultimi mesi mi sono invece sottoposta a monoterapia e a 5 radioterapie in attesa di essere operata.


Cosa cambia

Come è cambiata la tua vita da quando hai affrontato/stai affrontando questo problema di salute?

Potrà suonare strano ma posso dire che, dopo la prima diagnosi, ho vissuto un cambiamento in positivo: in un certo senso “stavo bene quando stavo male”, perché la malattia mi aveva insegnato a pensare a me stessa, a dedicarmi attenzione allo scopo di stare finalmente bene. La vita cambia, senza dubbio: i dolori “quotidiani” assumono un peso relativo, anzi, sembrano niente. Nel concreto, però, ancora oggi cerco di reagire e vivere una vita normale, recandomi al lavoro anche se al mattino devo assumere farmaci oppiacei.

Quali sono le emozioni che quotidianamente devi affrontare?

Come ho detto ora vivo spesso momenti di sconforto: mi manca molto il supporto del mia compagno e faccio più fatica ad essere ottimista rispetto a 14 anni fa.


Piccoli consigli di Maria Rosaria

Come reagire

Dopo la prima diagnosi mi è stato molto utile il supporto di una psicologa della Lega Tumori: in generale, posso dire di avere trovato una vera e propria porta aperta e grande sostegno dalle volontarie di questa associazione.
Anche se ora sono meno ottimista e non ho sentito il bisogno di rivolgermi nuovamente a una psicologa, cerco comunque di reagire, di proseguire la mia attività, di trarre conforto dalla compagnia della mia cagnolina, Lilli.

Come dirlo alle persone care

Quando mi è stato diagnosticato il tumore ho cercato di non far preoccupare mia figlia Linda, che era allora minorenne: anche oggi che ha 28 anni, anche se ovviamente posso parlare in maniera più chiara, cerco comunque di rassicurarla.

Come informarsi sulle cure migliori

Soprattutto durante il periodo che ha seguito la prima diagnosi mi ero documentata molto in Rete sulla mia malattia; mi è stato inoltre di grande aiuto il supporto della Lega Tumori

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