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La storia di Wolfie

Il primo impatto

Come sei arrivato a capire che nella tua vita aveva fatto incursione questa malattia?

I miei problemi con l’alimentazione sono iniziati alle scuole superiori. Ho a poco a poco iniziato a sentirmi a disagio con me stessa e col mio corpo, e da qui è nato l’impellente bisogno di “fare qualcosa” per migliorare la situazione: se mi fossi sentita meglio nella mia pelle, forse la situazione sarebbe migliorata. Così ho iniziato ad adottare un'alimentazione ridotta e del tutto scorretta scelta di testa mia, e all’inizio mi sembrava “la panacea”, mi sentivo come se davvero quella potesse dissolvere ogni difficoltà, ma l’idillio è durato ben poco. Io non so qual è la linea di demarcazione tra l'anoressia e la bulimia: non so come le prime riescano a prolungare la restrizione alimentare fino al limite estremo senza mai cedere alle lusinghe del cibo, mentre per le seconde scatti il meccanismo dell’abbuffata. So soltanto che io ho ben presto scoperto di appartenere alla seconda categoria. La dieta sregolatamente restrittiva mi portava ad avere accessi di fame che risolvevo abbuffandomi… e poi andando in bagno a vomitare, per eliminare giù per lo scarico del water, oltre al cibo, anche i sensi di colpa. Stavo molto attenta a non farmi scoprire, perché mi vergognavo molto. La mia situazione si è trascinata avanti così per anni: anni consumati davanti al water a infilare due dita in gola per vomitare tutto il cibo e tutto il dolore che la mia vita non riusciva a contenere. Ero a pezzi, fisicamente e psicologicamente, la bulimia riempiva e devastava ogni momento della giornata, ma io continuavo ad andare avanti così perché… cambiare era più difficile, faceva più paura. Ma quando ho concretizzato tutta questa devastazione che alla fine mi faceva più male che bene, ho capito che non potevo più andare avanti, e che prima o poi avrei dovuto trovare un modo per reagire. Ciò nonostante, sono rimasta per tanto tempo in "stallo".

Quali sono state le reazioni tue e di chi ti circonda?

Anche se la mia vita non si poteva più definire tale, anche se la bulimia mi tormentava e mi angosciava, anche se passavo ore chiusa in bagno, dentro di me, per quel che mi riguardava, cambiare era peggio, perché avrei dovuto parlare con i miei genitori, raccontare, e c’era la vergogna di fare vedere che la loro amata figlia si era ridotta a doversi mettere due dita in gola per arrivare in fondo alla giornata. Poi, però, è successo: inconsciamente, forse, volevo che succedesse già da molto tempo, ma non ne avevo il coraggio, però ho cominciato ad usare meno cautele quando andavo in bagno per vomitare, così un giorno mia mamma mi ha sentita e mi ha chiesto cosa stesse succedendo. Io, sul momento, ero terrorizzata all’idea di essere stata scoperta, e la mia mente ha cercato subito febbrilmente di costruire qualche scusa… sennonché all’improvviso mi sono precipitata fuori dal bagno, in lacrime, e le ho detto tutto di botto, ho tirato fuori qualsiasi cosa, tutta la devastazione degli ultimi anni, ed è stato terribile, si, ma infondo non così tanto terribile come avevo immaginato. Mia mamma non mi ha giudicata, non si è arrabbiata, non mi ha presa per pazza. Non solo mi ha ascoltata, ma lei e papà mi hanno aiutato tantissimo nella sofferta e travaglia decisione d’iniziare un percorso di ricovero. Per loro è stato comunque difficilissimo essere messi di fronte alla realtà dei fatti, e successivamente hanno anche fatto della psicoterapia familiare, però posso dire che, pur con tutte le loro pecche e i loro limiti, hanno fatto il possibile per cercare di aiutarmi.


Come si affronta

Come ti sei curato? Quali le tappe o le fasi più significative del tuo percorso terapeutico?

Ho fatto un brevissimo ricovero (della durata di una settimana) perchè era necessario correggere un lieve squilibrio degli elettroliti che mi ero provocata a causa dell'induzione del vomito. Dopodichè non sono stata in nessun'altra struttura, ma sono stata seguita privatamente sia sul piano alimentare che sul piano psicologico. Sono stata seguita, e tutt'ora sono seguita, da una nutrizionista che mi aiuta a bilanciare i miei pasti; sono anche seguita da una psicologa. In passato ho cambiato diverse psicoterapeute, perché non mi ero trovata bene e la psicoterapia non funzionava, ed infatti ho avuto delle ricadute, ma adesso sento di aver trovato la persona giusta per me, che mi segue da ormai quasi dieci anni. Ho affrontato diverse tipologie di psicoterapia, perchè man mano che andavo avanti magari una tipologia di terapia non era più utile, e dovevo passare ad un'altra tipologia, ma la cosa fondamentale è stata comunque cercare di rimanere in terapia anche quando era più difficile, anche quando lasciare tutto e ri-precipitare nella bulimia sarebbe stata la scelta più semplice, anche quando avevo delle ricadute, perchè per avere dei risultati ci vuole veramente TANTO tempo, TANTA pazienza e TANTA forza di volontà, soprattutto.


Cosa cambia

Come è cambiata la tua vita da quando hai affrontato/stai affrontando questo problema di salute?

Per quanto all'inizio decidere di iniziare un percorso terapeutico sia stato profondamente difficile, una scelta travagliatissima, col senno di poi posso dire che, a poco a poco, allontanandomi dalla bulimia la mia vita è cambiata in meglio. Purtroppo la bulimia è una malattia che distrugge non solo psicologicamente ma anche fisicamente, ed infatti anche adesso mi porto addosso le conseguenze di ciò: per citarne solo qualcuna, a causa del vomito che per anni mi sono provocata, adesso ho un perenne reflusso gastro-esofageo, inoltre ho avuto molti problemi con i denti ed ho fatto arricchire il mio dentista, e mi sono anche provocata dei problemi alla tiroide, e adesso dovrò prendere per tutta la vita una compressa che rimpiazza gli ormoni che la mia tiroide non riesce più a produrre autonomamente; ed è difficile accettare il fatto che tutto questo dipende da me. E poi ci sono le conseguenze psicologiche, quei pensieri di fondo che non se ne vanno mai del tutto: vanno contrastati ogni giorno, col tempo fortunatamente si affievoliscono, ma devo stare sempre attenta a non farli ri-spuntare.

Quali sono le emozioni che quotidianamente devi affrontare?

Tutt’oggi per me non è per niente facile gestire la "parte mentale" della bulimia (anche se sono passati anni ormai fortunatamente dall'ultima volta che mi sono provocata il vomito), e a volte mi trovo ancora a dover lottare contro l’impulso di chiudermi in bagno e inginocchiarmi davanti al water, ed è difficilissimo opporsi, ma non mi arrendo: so che le cose possono cambiare se io ho la volontà di cambiarle, e se la psicologa e la dietista che stanno al mio fianco, e tutte le persone che mi vogliono bene, mi supportano e mi sostengono, questa sfida sarà comunque difficile, ma magari un pochino più facile da affrontare. Inoltre, adesso, mi sono accorta di una cosa: che quello che ho dentro, quello che provo, quello che voglio dalla mia vita la cosa più importante, e devo impegnarmi con tutta me stessa per ottenerlo, e la bulimia è solo un ostacolo a tutto ciò, e pertanto devo impedire che riemerga, perchè solo così potrò vivere davvero.


Piccoli consigli di Wolfie

Come reagire

Penso che sia IMPORTANTISSIMO-ISSIMO CHIEDERE AIUTO. A chiunque si reputi opportuno: che siano i propri genitori, i propri fratelli o sorelle, i propri amici, i propri insegnanti, i propri colleghi, e soprattutto meglio ancora chiedere aiuto ai medici, perchè poi alla fin fine sono gli unici in grado di fornirci degli adeguati strumenti che ci permettano in seguito di non ri-sprofondare nel disordine alimentare. Spesso purtroppo non si ha la fortuna di trovare di primo acchito dei medici che hanno una carattere affine al proprio, e quindi può darsi che alcuni tentativi vadano sprecati; però è importantissimo-issimo non darsi per vinte, non arrendersi, e non pensare che se una volta è andata male allora non ci sono possibilità e che saremo condannate alla bulimia per tutta la vita. E' necessario risollevarsi e chiedere ancora aiuto, tante volte fino a che non si riuscirà a trovare quei medici che ci sono congeniali, e che riusciranno ad aiutare concretamente.

Come dirlo alle persone care

E' anche importantissimo-issimo non auto-ingannarsi sulle proprie condizioni di salute, raccontandoci la favola che si sta meglio di come invece veramente stiamo. Questo è un errore che io ho fatto, e che credo con la bulimia si faccia spesso, in quanto la bulimia in generale colpisce meno dell’anoressia, nel senso che suscita meno scalpore e meno attenzione, perché la maggior parte delle donne con bulimia sono normopeso o solo leggermente sottopeso, quindi tutti pensano che sia una malattia meno grave dell’anoressia. Questo perché la maggior parte delle persone si fermano a considerare solo l’aspetto esteriore, che è tuttavia quello meno importante. Quello che non si dice, che non si capisce, è che anche di bulimia si muore, esattamente come d’anoressia. Ma soprattutto, anche di bulimia si soffre, e tanto. Forse non lo si comprende soprattutto proprio perché esteriormente spesso non si vede nulla: io, infatti, sono sempre rimasta più o meno normopeso;

Come informarsi sulle cure migliori

Per quanto riguarda l'informarsi sulle cure, io credo che ci si possa muovere su diversi fronti. E' possibile cercare su internet, dove si possono trovare sia case di cura, sia ospedali, sia direttamente dei medici, psicologi, nutrizionisti, che si occupano dei disordini alimentari e che operano nella propria zona di residenza. Oppure si può chiedere direttamente al medico di medicina generale se conosce qualche nominativo di esperto nel settore dell'alimentazione, da cui poter iniziare un percorso, sia nutrizionale che di psicoterapia. Inoltre può essere utile anche seguire dei gruppi di auto-aiuto presenziati da specialisti, per poter fare terapia di gruppo (ma va fatta anche terapia individuale!!!!!!!!!!) e conoscere qualcuna con le stesse problematiche con cui confrontarsi, anche per sentirsi meno sole. Infine anche negli ospedali pubblici in genere c'è un reparto di psichiatria, dove magari non lavorano medici esperti sulla bulimia, però con più facilità possono conoscere medici che si occupano di ciò.

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