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La storia di Susanna

Il primo impatto

Come sei arrivato a capire che nella tua vita aveva fatto incursione questa malattia?

Il mio disturbo si è manifestato in modo atipico. Non ho mai avuto problemi di linea, sono sempre stata piuttosto magra e fissa da tempo su un certo peso. Un’estate di 7, 8 anni fa, però, sono ingrassata di un chilo e mezzo. Mi rendo conto che si tratta di poca cosa, ma allora la presi malissimo; non mi sentivo più a mio agio, non mi riconoscevo più. Incominciai così una dieta, che però mi prese la mano, facendomi perdere più chili del dovuto e portandomi a un blando sottopeso. Capii però che dietro al pretesto del controllo del peso e dell’alimentazione si nascondevano problemi seri, che non riuscivo a identificare; per questo decisi di chiedere aiuto, rivolgendomi a una psicoterapeuta che lavorava all’ambulatorio per lo studio e la cura dei comportamenti alimentari dell’ospedale San Paolo di Milano.

Quali sono state le reazioni tue e di chi ti circonda?

Quando iniziai a preoccuparmi del mio peso mi sentivo molto confusa, non capivo cosa mi stesse accadendo; ero in preda all’ansia, all’inquietudine, ma facevo fatica a parlare dei miei problemi. Era cambiato il mio atteggiamento verso la realtà: prima ero una persona aperta, mentre da quale momento mi sentii chiusa e distaccata, come se avessi spento l’interruttore delle emozioni. Il mio problema inizialmente causò anche tensioni in famiglia: i miei non mi legittimavano, non riconoscevano la gravità della situazione. Disapprovavano l’idea che mi recassi da una psicologa, erano scettici; dovetti infatti mettermi a lavorare per pagarmi la terapeuta da sola.


Come si affronta

Come ti sei curato? Quali le tappe o le fasi più significative del tuo percorso terapeutico?

Credo sia stato fondamentale, per me, prendere atto delle emozioni che si celavano dietro ai miei comportamenti; con la terapia ho imparato a decodificare le emozioni originarie, di cui l’atteggiamento verso il cibo rappresenta un aspetto secondario. Ho dunque imparato a capirmi “nel momento”, e ad affiancare al lavoro su me stessa strategie comportamentali per impedire un ulteriore calo di peso.
In questo senso la mia terapeuta è stata molto delicata. Nei primi incontri ci siamo concentrate sugli aspetti psicologici del problema; dopo ha iniziato a darmi qualche spunto pratico, per esempio diradare le sessioni in palestra…


Cosa cambia

Come è cambiata la tua vita da quando hai affrontato/stai affrontando questo problema di salute?

Come ho detto, ho imparato a conoscermi e a leggere le mie emozioni, comprendendo al contempo la necessità di fare fronte ai momenti di crisi anche da un punto di vista pratico. In questo periodo sono tornata dalla terapeuta, ma solo perché sento nuovamente il bisogno di fare un “punto della situazione”, di avere un confronto su altri aspetti della mia vita.

Quali sono le emozioni che quotidianamente devi affrontare?

L’ansia è il sentimento che tende a dominarmi: la definirei un’ansia da prestazione, unita al timore di non riuscire a essere organizzata. Talvolta provo rabbia, ma credo che sia un sentimento che si scatena come conseguenza dell’ansia. Dopo avere intrapreso la terapia, però, sono nuovamente capace di provare gioia: non l’ho provata a lungo quando stavo male, e quando l’ho provata di nuovo, le prime volte, me ne sono quasi spaventata.


Piccoli consigli di Susanna

Come reagire

Consiglierei a chi vive il problema che ho vissuto io di cercare di ricordarsi come era la sua vita prima che si manifestasse, di ricordarne la spensieratezza, di ragionare sulle emozioni. Bisogna inoltre avere fiducia nel fatto che le situazioni non sono destinate a durare in eterno, ma cambiano continuamente. Suggerirei infine di avere pazienza: credo sia giusto mettere in conto che cambiare le cose, gettando basi solide per il futuro, richieda un po’ di tempo.

Come dirlo alle persone care

Credo sia importante trovare, da subito, qualcuno con cui parlare. Io ho fatto fatica in famiglia, ma ho avuto sostegno da alcuni amici che, pur con tutti i loro difetti, si sono dimostrati persone accoglienti. Consiglierei di trovare qualcuno con cui “sentirsi a casa”; condividere elimina le barriere, fa superare quel senso di distacco, riporta con i piedi per terra.

Come informarsi sulle cure migliori

Penso che i consultori, così come gli ospedali, siano ottimi punti di riferimento: vi si trovano persone davvero interessate a capire che problema hai, e del resto trovarli è facile, grazie a Internet. Non consiglierei, invece, di rivolgersi a strutture private: ho avuto testimonianze di persone che, frequentandole, sono persino peggiorate, diventando dipendenti dall’idea di non poter fare a meno di quel tipo di realtà protetta.

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